Quando la poltrona di Guardasigilli fu occupata da un esponente della Lega, Roberto Castelli, su di lui si riversarono fiumi di sarcasmo. Questo non tanto perché il Castelli avesse - e in effetti l'aveva - un piglio sgradevole, ma per il suo titolo di studio. E' ingegnere. Ilarità, allora. Come poteva mai un semplice, rozzo ingegnere capire e carpire le sublimi sottigliezze del giure? Dagli al Castelli, bersaglio facile. Finché su "la Repubblica" fu pubblicata la lettera d'un lettore di sicuro simpatizzante per il centrosinistra, e ingegnere pure lui, che faceva questo semplice ragionamento. Se a me viene sottoposto un problema giuridico o giudiziario mi trovo magari in difficoltà, ma con il buon senso, e consultando qualche testo, interpellando qualche esperto, posso cavarmela. Ma se a un altezzoso costituzionalista o proceduralista o magistrato o avvocato è sottoposto uno dei problemi che io risolvo, non sa nemmeno da che parte cominciare. L'impertinente osservazione dell'ingegnere-lettore risultava molto efficace nel demolire la sacralità da cui nella cosiddetta patria del diritto vengono avvolte le elucubrazioni di maestri del cavillo."
(Cervi, Porro - "Sprecopoli" - Ed. Mondadori)
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