giovedì 20 dicembre 2007
Leggere
mercoledì 12 dicembre 2007
BLOCCO DEI TIR
Non solo. Questo tipo di protesta - incoraggiata dalla mollezza del governo - sta prendendo piede. I taxisti hanno bloccato Roma, gli addetti al trasporto pubblico hanno messo a piedi l'Italia, i metronotte hanno marciato sul Parlamento (!), eccetera. Solo una domanda, tranquilla: qual è il confine? Se è solo una questione di forza, stiano attenti i sindacati. Oggi l'83% degli utenti di Corriere.it - di certo, non un covo d'estremisti o d'intolleranti - hanno votato "sì" alla domanda «E' giusto intervenire con decisione per rimuovere i blocchi stradali dei Tir?». L'irrilevanza dei sindacati - ormai un dato di fatto in mezzo mondo - passa anche di qui. Nel non capire dove sta il confine."
venerdì 7 dicembre 2007
PENA DI MORTE PER OMOSESSUALITA' IN IRAN
Moloudzadeh era stato arrestato il primo ottobre 2006 a Paveh, nella provincia di Kermanshah. Dopo essere stato sottoposto a numerosi interrogatori, durante i quali aveva subito maltrattamenti, la Corte penale di Kermanshah lo ha processato e condannato a morte per «atti omosessuali».
E un forte grido di denuncia arriva anche dal ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. «Apprendo con dolore e indignazione dell'esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e avuto rapporti sessuali con un ragazzo». Per il ministro si tratta di un «dramma assurdo che attiene al grande tema dei diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi».
lunedì 3 dicembre 2007
Il ROMPIPALLONE
mercoledì 28 novembre 2007
TRASPARENZA FURIOSA?

lunedì 12 novembre 2007
L'onere della prova

Il calcio, o meglio la violenza che l’accompagna e lo soffoca in un abbraccio ormai inestricabile, ha fatto un altro morto.
Questa volta il morto ci è scappato lontano dallo stadio, per mano di un agente di polizia, in circostanze ancora tutte da chiarire, ma è stato più che sufficiente a scatenare un pomeriggio di guerriglia nelle città sedi di incontri di campionato, con le tifoserie organizzate che hanno preso d’assalto e saccheggiato sedi istituzionali e delle forze dell’ordine.
Ancora una volta ci interroghiamo sulla logica di questo stato di cose.
I delinquenti (chiamati ultras con un ipocrita, politicamente corretto, eufemismo) sono noti, costituiscono bande organizzate, per il fatto stesso incorrono nel reato di associazione a delinquere eppure nessuno si preoccupa di individuarli e metterli in condizione di non nuocere.
Situazione questa frutto di una mentalità ipergarantista, figlia a sua volta della cultura marxista, che spersonalizza la responsabilità penale in presenza di azioni collettive spesso impropriamente derubricate ad effetti collaterali del disagio sociale.
Non servono leggi nuove: basta applicare quelle in vigore.
Ma soprattutto basta abbandonare questo farisaico atteggiamento di indulgenza verso il presunto povero che delinque e ripristinare, secondo logica, l’onere della prova a carico di chi scaglia la prima pietra piuttosto che porlo, come oggi avviene, a carico di chi cerca di difendersi.
domenica 28 ottobre 2007
LA JUVE E GLI ARBITRI
E' onesto ammetterlo: ieri sera, nella partita Napoli - Juventus, i due rigori, che hanno deciso la partita a favore del Napoli, non c'erano proprio.Però, visti i precedenti, il presidente e gli altri dirigenti juventini farebbero bene a tacere. La loro squadra ha costruito almeno metà dei propri successi sportivi su regali arbitrali: se adesso restituisce qualcosa è sempre molto meno del maltolto!
domenica 21 ottobre 2007
FORMULA WRESTLING?
Kimi Raikkonen su Ferrari è il nuovo campione del mondo di Formula Uno e, da tifosi, non possiamo che esultarne.giovedì 11 ottobre 2007
GLI "-ANI" PASSATI (E PRESENTI)
giovedì 4 ottobre 2007
FIACCOLATA PER LA LIBERTA'
domenica 30 settembre 2007
IL MITO DEL SESSANTOTTO
sabato 18 agosto 2007
LA REPUBBLICA DELLE BANANE

[...] L'abbassarsi dell'attenzione verso il tema della corruzione non sembra peraltro giustificato dalla fine dell'emergenza. [...] Le statistiche ufficiali, che pure mostrano soltanto la parte emersa del fenomeno, attestano che nel 2004 il numero delle persona denunciate per reati di corruzione equivale a circa il triplo rispetto alla media pre-1992, il numero di reati a oltre il doppio. Secondo un sondaggio curato dall'organizzazione non governativa Transparency International (2005), il livello di corruzione negli ultimi tre anni per il 50% degli intervistati è cresciuto, mentre per il 38% è rimasto invariato.
Queste aspettative pessimistiche trovano piena conferma nell'indice di percezione della diffusione della corruzione, elaborato sulla base di sondaggi presso operatori economici, imprenditori, giornalisti, esperti. Dal 1995, quando è stato predisposto per la prima volta, l'Italia si colloca stabilmente e con ampio distacco al primo posto fra i principali paesi occidentali. [...] In una classifica che vede i paesi scandinavi ai primi posti per l'assenza di corruzione, l'Italia precipita dal 35° posto del 2003 al 45° posto del 2006.
L'Italia costituisce dunque un caso anomalo nel panorama delle grandi democrazie occidentali, con un tasso di percezione della corruzione superiore a quello di Malaysia, Giordania, Bahrein, Estonia, Taiwan, Botswana. Nel quadro dell'Unione Europea solo l'allargamento a 27 paesi fa sì che diversi fra i nuovi entrati - tra cui Romania, Polonia, Bulgaria, Slovacchia, Lettonia e Repubblica Ceca - tolgano all'Italia il primato di paese più corrotto.
[...] Da tempo in Italia il problema della corruzione non è più all'ordine del giorno. La spinta propulsiva delle inchieste giudiziarie, dopo gli anni ruggenti di mani pulite, si è progressivamente esaurita, lasciando dietro di sé un'eredità contraddittoria. Da un lato vi sono l'accresciuta sfiducia e la diffidenza generalizzata nei confronti della classe politica e dell'ingerenza dei partiti nella cosa pubblica, dall'altro il sospetto di un utilizzo strumentale e politicamente orientato delle inchieste da parte della magistratura, alimentato da martellanti campagne mediatiche e, in ultima analisi, da un riaffermato - e condiviso con spirito bipartisan - principio del "primato della politica", cioè del potere ricevuto attraverso un'investitura elettorale, sugli altri poteri dello Stato.
[...] le cronache italiane degli ultimi anni continuano a restituire l'immagine di un paese nel quale è prassi corrente pagare tangenti o coltivare relazioni privilegiate non soltanto per aggiudicarsi appalti, ottenere licenze edilizie o realizzare ambiziose operazioni finanziarie, ma anche per superare esami universitari, indurre medici di famiglia a prescrivere farmaci ed esami inutili e primari ad acquistare valvole cardiache difettose, spingere gli arbitri a fischiare a favore di una squadra, persino partecipare al festival canoro nazionale. Sembrerebbe così smentita la contrapposizione fra una società politica corrotta e una società civile sana e onesta, avanzata negli anni di mani pulite ad alimentare illusorie speranze di palingenesi purificatrici dell'azione di governo. Al contrario, il sistema della corruzione [...] ha dimostrato la propria capacità di radicamento nella società civile.
[...] Molte ricerche sul caso italiano segnalano l'anomalia di un paese liberal-democratico industrializzato che presenta livelli di corruzione paragonabili a quelli dei paesi in via di sviluppo, un paese nel quale l'illegalità politico-amministrativa deborda dai suoi livelli fisiologici permeando qualsiasi ambito di azione pubblica, i mercati economici e finanziari, la società civile.
[...] In un paese vi sono alte barriere "morali" alla corruzione quando tali condotte si associano alla violazione di valori diffusi e interiormente assimilati, connessi alla funzione pubblica o imprenditoriale, capaci di suscitare sia un personale senso di colpa, sia la riprovazione degli altri. Questo insieme di valori si traduce infatti in convinzioni interiorizzate e norme sociali, come lo spirito di corpo, il "senso dello Stato" degli agenti pubblici o il "senso civico" dei cittadini, che li inducono ad attribuire un disvalore alle attività illegali in quanto tali. Il costo morale della corruzione tende così a crescere in presenza di sistemi di valori che sostengano il rispetto della legge e dei principi dello Stato di diritto. Se i criteri di riconoscimento morale della cerchia sociale cui l'individuo appartiene sono analoghi a quelli che sostengono l'autorità pubblica, l'eventuale uscita da queste cerchie, conseguente al coinvolgimento nella corruzione, risulterà molto costosa. Al contrario, si può prevedere che la corruzione sia favorita dall'ingresso nel sistema politico di nuovi attori, con un ridotto capitale iniziale di risorse (in termini monetari, di capacità intellettuali, di prestigio) e un debole riconoscimento sociale dei criteri morali positivi dell'osservanza della legge.
[...] il costo [della corruzione ...] viene pagato dalla collettività e dagli stessi imprenditori, che si scoprono non soltanto impoveriti, ma anche costretti a vivere e lavorare in un ambiente nel quale non esistono diritti garantiti da un potere pubblico trasparente ed imparziale, ma solo merci scambiate in un mercato opaco, dai confini incerti e nebulosi, fondato su contatti personali: il mercato della corruzione.
Merci di scambio diventano infatti le decisioni dell'autorità, il tempo di risposta degli apparati pubblici, la carriera nelle burocrazie e nelle imprese su cui i corrotti esercitano la loro influenza, la stessa protezione dei diritti individuali. Un sistema di questo tipo conduce alla sistematica restrizione dei meccanismi concorrenziali fondati sul merito e distorce le informazioni su cui i cittadini basano le loro scelte nei mercati economici e nel sistema politico, portandoli ad investire nell'acquisizione di conoscenze e abilità che li avvantaggino nelle "relazioni personali" con gli amministratori pubblici. Non è una sorpresa allora che tra i paesi industrializzati l'Italia occupi le posizioni di coda tanto nelle classifiche sulla competitività del sistema economico quanto in quelle sulla diffusione della corruzione.
(Tratto da "Mani impunite" di D. della Porta e A. Vannucci - Editori Laterza - 2007)
giovedì 16 agosto 2007
L'ingegnere
- per cui due per due fa circa quattro;
- che costruisce edifici solidi che dopo anni e anni resistono all'incuria degli uomini, alle forze della natura ed ad ogni altra avversità: ma lui non sa esattamente perché;
- che costruisce aerei che volano senza cadere e navi che solcano i mari ed affrontano immani tempeste senza affondare: ma lui, come sopra, non sa esattemente perché;
- che gli stolti ritengono superfluo ma che dall'alba dei tempi è indispensabile al progresso dell'uomo: ma lui, ancora una volta, non sa esattamente perché.
Se pensate che un ingegnere è uno che ha preso una laurea e superato un esame per iscriversi ad un albo ufficiale sbagliate: il mondo è pieno di individui con queste proprietà che non sono ingegneri e di altri che ingegneri lo sono ma non hanno mai preso una laurea!
mercoledì 8 agosto 2007
venerdì 27 luglio 2007
Perdite di tempo
lunedì 23 luglio 2007
Politica e zootecnia
Così Severgnini sul Corriere di oggi.
Ma siamo sicuri che Calderoli sia l’unico parlamentare a dover seguire, per il bene suo e della patria, questo sano consiglio? Temo, invece, che sia in buona compagnia!
venerdì 20 luglio 2007
Il metodo per riconoscere le persone geniali
Gli scienziati, gli artisti, i leader veramente grandi, di fronte a una situazione complessa, hanno la capacità di intuire subito l’essenza del problema, il punto chiave in cui si deve agire. Gli altri invece si perdono in mille particolari privi di importanza. Prendete il caso di Marconi. Si sapeva che una bobina percorsa da corrente emette onde hertziane. Lui ne ha aggiunta un’altra che le riceve, vi ha applicato una membrana telefonica ed ha creato la radio. Elementare. Come è stata elementare la vittoria di Napoleone giovanissimo a Tolone: piazzati i cannoni nell’unico punto che bloccava il porto, le navi inglesi hanno dovuto scappare.
Le persone geniali di solito assomigliano ai felini: sembrano distratte, in realtà osservano tutto, ascoltano tutto poi, con un balzo, afferrano l’idea chiave che serve loro. Fleming ha visto che nei terreni di cultura coperti di muffa morivano tutti i microbi ed ha capito che le muffe contenevano qualcosa che li uccideva: la penicillina. Vi sono invece persone che non guardano, non vedono, non ascoltano ciò che succede attorno a loro e se lo fanno non capiscono cosa è importante e cosa non conta nulla.
Molti economisti, nel dopoguerra, erano convinti che lo sviluppo economico dovesse avvenire come in Urss, prima l’agricoltura, poi la siderurgia e solo da ultimo i beni di consumo come l’abbigliamento e la televisione. E così frenavano proprio quei settori che, sotto i loro occhi, stavano realizzando il miracolo economico italiano. Ma sarà capitato a tutti voi di avere un capufficio, un dirigente, un socio d’affari totalmente privo di fantasia, che si perde nei particolari e non vede le opportunità che gli passano sotto il naso. E se voi gliele mostrate si intestardisce, non vi ascolta e si lascia regolarmente scappare l’affare.
Quando dovete giudicare una persona di cui vi hanno detto che ha molto talento, quando dovete scegliere un alto dirigente, quando dovete nominare un capo vi consiglio un metodo. Fatelo partecipare alle vostre attività concrete, lasciatelo ascoltare liberamente, fate che conosca le scelte che dovete compiere. Poi, improvvisamente, ditegli: «Hai due minuti di tempo? Dimmi se devo fare questo o quello, se devo dire di sì o di no». Se sbaglia, o vi fa lunghi discorsi fumosi, o prende tempo, lasciatelo perdere. Se identifica il punto essenziale, sottoponetelo ancora due o tre volte ad altre prove inattese di questo genere. E, se le supera, scegliete lui.
domenica 15 luglio 2007
I Contrari
Il contrario di Melodia?
Selotenga.
Il contrario di Succursale?
Giù cor pepe.
Il contrario di Sali e Tabacchi?
Scendi e te diverti.
Il contrario di Trascendentale?
Risalentizio.
Il contrario di Primavera?
Ultimafalsa.
Il contrario di Accumulatori?
Sparpagliavacche.
Il contrario di Otorinolaringoiatra?
Opalermolarisputata.
Il contrario di Fuorilegge?
Dentroscrive.
Ed infine:
Il contrario di Accentrato?
Starski e' uscito.
giovedì 12 luglio 2007
VA' DOVE TI PORTA IL CUORE
domenica 8 luglio 2007
Grazie, Roger!

La casta ha vinto
La Casta ha vinto, e merita un applauso. Tutti in piedi, signori!Abbiamo di fronte dei fuoriclasse. Hanno reso la politica così nauseante da uccidere il (poco) senso civico che ancora alloggiava nella coscienza degli italiani. A suo modo, è un capolavoro. Certo: trovar rifugio in una fazione, e insultare l’altra fazione, ci piace ancora. Ma questo, con la democrazia, non c’entra.
La prova è la difficoltà imbarazzante nel raccogliere 500.000 firme per il referendum elettorale. E’ vero che i media di governo e d’opposizione ne parlano poco: esistono però i giornali indipendenti, le radio, internet, il cellulare, le piazze, il passaparola. Ma la parola non passa, perché siamo apatici, disinteressati, sfiduciati. Per usare un termine tecnico: non ce ne frega niente. Trovare un buon posto per le vacanze: questo sì è un obiettivo che scalda i cuori.
Non importa che il referendum sia l’UNICO mezzo a disposizione per cancellare una legge elettorale vergognosa, che costringe all’eterno pareggio; per abolire le attuali coalizioni, dove ogni partitello ha potere di ricatto; per impedire che i candidati vengano nominati dai partiti (spesso tra adulatori, camerieri e cortigiane). Qual è il problema? Che per agire, bisogna indignarsi. E per indignarsi, occorre capire. E per capire, è necessario un minimo di attenzione. Solo così si trovano le energie per uscire di casa e firmare.
L’accidia democratica non è solo italiana. Tutte le grandi democrazie soffrono della sindrome della pancia piena. La differenza è che la classe politica, altrove, è meno famelica, meno incosciente, meno spudorata. La Casta in Italia può fare, disfare, abusare, spendere, ridere e deriderci (in periferia come al centro); in Germania, in Francia o negli USA deve stare più attenta. Ma può fare ciò che vuole in quasi tutto l’Occidente.
Lo prova un bel libro di Kamran Nazeer, “Send in the idiots” (in Italia, “La scuola degli idioti”, Rizzoli). L’autore spiega cos’è accaduto con l’Atto per la libertà di informazione che, dall’inizio del 2005, consente a qualsiasi cittadino del Regno Unito di richiedere qualunque informazione a qualunque pubblica autorità: enti governativi locali e centrali, scuole, unità sanitarie, forze di polizia e molti archivi (noi ce la sogniamo, una norma del genere!). La maggior parte delle richieste è gratis, e tutte si possono fare per email.
I civilissimi britannici si sono buttati a chiedere informazioni su costi, spese, sprechi? Manco per sogno. Solo il 20% è al corrente della possibilità, e solo il 6% ha usufruito del servizio. Altre nazioni hanno da tempo il diritto di libero accesso alle informazioni: le loro esperienze sono simili. Solo il 5% dei cittadini australiani ha fatto una domanda. Il 62% delle pubbliche autorità in Canada non ha mai ricevuto una richiesta. In sostanza: esiste un’opportunità percambiare, ma i cittadini non sono interessati.
Riassunto, amaro: la gente è contenta che a occuparsi della politica sia una classe di professionisti. Questi, che non sono stupidi, ne approfittano. Anche negli Usa è successo, e le ultime campagne elettorali lo dimostrano. “La gente - scrive Nazeer - vuole eleggere qualcuno che condivida i suoi punti di vista, che trovi una soluzione alle sue paure. Non vuole addentrarsi nel dibattito”. Non vuole sentirsi dire che una situazione è complicata: il solo pensiero irrita e affatica.
domenica 17 giugno 2007
A proposito di pluralismo
martedì 12 giugno 2007
lunedì 11 giugno 2007
Decadenza
I sintomi ci sono tutti.
Una classe politica sempre più avulsa dal contesto sociale, lontana anni luce dal “paese reale”, cristallizzata in casta arrogante e gelosa dei propri privilegi.
Nello stesso tempo, un “paese reale” che critica tale stato di cose ma si guarda bene dal volerle cambiare perché, chi più chi meno, vive sull’”indotto”, sulle ricadute del malgoverno e ci si accontenta.
Centinaia di corporazioni arroccate caparbiamente in difesa dei loro oligopoli.
Non avremo alcuna speranza di riformare il sistema sociale, politico, giudiziario se prima non cominciamo a riformare noi stessi.
martedì 29 maggio 2007
Interismi
L'avevo detto e scritto: dopo Interismi (2002) e Altri interismi (2003), sarei tornato sull'argomento solo se avessimo vinto lo scudetto sul campo (l'altro, sia chiaro, è gradito: ma, per il patto col destino, non conta). Ora lo scudetto è arrivato. Il quindicesimo. Magnifico, in quanto lungamente atteso. E strameritato: l'ammettono perfino gli avversari, compresi gli juventini che capiscono di calcio (qualcuno ce n'è), felici di essere rimasti a distanza di sicurezza dallo schiacciasassi neroazzurro. I cugini rossoneri hanno voluto osare, e sappiamo com'è andata. Sono orgoglioso di Interismi e Altri interismi. Senza quei due libri, Tripli interismi! non l'avrei scritto. Mi sarebbe sembrato di saltare sul carro del vincitore (sport molto italiano). Invece quel carro ho dovuto spingerlo, in questi anni, insieme a voi. Adesso abbiamo il diritto di festeggiare. Se l'Inter è una forma di allenamento alla vita, siamo allenatissimi: salteremo di gioia senza stancarci. Cos'altro dire? Cinque anni dopo, il cerchio si chiude. Come si chiude questa trilogia neroazzurra: non ci sarà un altro Interismi. L'Inter è un amore difficile, non un prodotto in serie. Un abbraccio, dunque, e complimenti a tutti: ce l'abbiamo fatta. Speriamo che la nostra squadra, e il calcio tutto, usino la testa, e siano sempre all'altezza del nostro cuore. (Beppe Severgnini)
Sviluppo (o inviluppo?)
domenica 27 maggio 2007
Tiranni antichi e moderni
Non meno dei privati il tiranno conosce i valenti, i sapienti, i giusti; ma invece di ammirarli li teme: i valorosi, perché potrebbero tentare qualche audace azione per amore della libertà; i sapienti, perché potrebbero ordire qualche macchinazione allo stesso scopo; i giusti, perché la moltitudine potrebbe desiderare di essere governata da questi. Quando, per paura, abbia tolto di mezzo siffatte persone, di chi altri potrebbe servirsi se non di individui iniqui, dissoluti e servili?
Citazioni sciolte
Quando tutto ciò che è mediocre diventa eccellente, l'eccellenza diventa mediocrità (James Wee)
In ogni conflitto tra potere e pazienza punta sulla pazienza (W.B.Prescott)
Il naufragio peggiore è quello di chi non ha nemmeno lasciato il porto (Amir Klink)
La tua peggiore umiliazione è soltanto l'effimero spasso di qualcun altro (Karen Crockett)
La solitudine non è quando nessuno viene a farti visita, è quando tu non hai nessuno da visitare (anonimo)
Il nostro più temibile nemico è un ex amico, perché conosce le nostre debolezze (Fernando Guimaraes)
Eredità abusive
De Gasperi non si riconoscerebbe padre di nessuno di coloro che da destra e da sinistra si autoproclamano suoi figli e che invece sono i figli del partito che lo tradì.
Il giorno del suo funerale lassù, tra i monti, un italiano qualunque si staccò dalla piccola folla che faceva ala al feretro e, ai notabili del partito che ne tenevano i cordoni, gridò: "Giù le mani da quella bara! De Gasperi appartiene a noi italiani."
A distanza di quarantuno anni ci permettiamo di fare nostro quel grido.
(Pubblicato da Indro Montanelli sul Corriere della Sera del 23 Agosto 1995 e, ahimè, sempre più attuale)
Aiuto ... a colpo sicuro
Quello di accorrere in aiuto del vincitore e mettersi al suo servizio è stato, per secoli, lo sport preferito dal nostro popolo. E lo è ancora!(Roberto Gervaso)
lunedì 21 maggio 2007
Paura di morire
Solidarietà costruttiva
Se regali un pesce ad un affamato l’avrai sfamato per un giorno; se gli insegni a pescare l’avrai sfamato per tutta la vita
sabato 12 maggio 2007
Cavalli e ... asini
domenica 29 aprile 2007
Pensiero e azione
Per fortuna sopravvive un’esigua minoranza (ahimé in via d’estinzione) che ancora riesce prima a pensare e quindi agire.
Paura di volare
Infatti, se per volare intendiamo viaggiare in aereo, quelli che hanno paura di farlo non si dimostrano molto razionali; ma se nel verbo “volare” vi leggiamo anche una allegoria della vita, allora quelli che ne hanno paura fanno veramente paura, perché non sono capaci di sognare!
Giustizia madre della pace
Sembra ovvio ma, a giudicare dai movimenti di opinione proliferati nell’ultimo secolo, questa ovvietà l’hanno colta in pochi.
Mai come nel XX secolo, particolarmente nella sua seconda metà, dopo le inutili stragi delle due guerre mondiali, si è parlato tanto di pace; nello stesso tempo però ben poche sono state le azioni concrete, idonee a conseguire l’auspicato obiettivo di una pace stabile, duratura e diffusa.
Perché molti hanno chiesto pace ma pochissimi si sono preoccupati di crearne i presupposti.
L’abuso delle rivendicazioni velleitarie, utopistiche, astratte, sembra una delle calamità del nostro tempo.
Sorvoliamo sui professionisti del pacifismo, tanto pacifici da mettere a ferro e fuoco le città che hanno la sventura di ospitare le loro manifestazioni.
Ciò che deve preoccupare è il supino appiattimento di ampie fasce dell’opinione pubblica, del ceto produttivo, degli intellettuali e degli uomini di cultura in genere su alcuni luoghi comuni, che hanno finito per cristallizzarsi nel mito del “politicamente corretto”.
In ossequio a questo dilagante malcostume, si assiste a vere e proprie perdite del più comune raziocinio, per cui le stesse azioni assumono valenza totalmente diversa a seconda di chi ne sia l’autore.
Così abbiamo assistito a continue, martellanti manifestazioni di protesta per gli interventi armati degli U.S.A. ma nessuno è andato sotto le finestre dell’ambasciata dell’allora U.R.S.S. per stigmatizzare l’invasione dell’Afganistan. Gli Ebrei sono vittime dell’olocausto nazista ma, a loro volta, sono equiparati ai nazisti se reagiscono contro il terrorismo islamico, terrorismo talora promosso a resistenza partigiana anche in certe stupefacenti sentenze.
In proposito (scusatemi, mi capita e spesso mi capiterà di aprire parentesi) mi sono sempre chiesto come qualche giudice milanese avrebbe classificato ipotetici gruppi armati di ispirazione nazi-fascista che fossero rimasti attivi nell’Italia occupata dagli alleati alla fine della II Guerra mondiale.
Insomma pochissimi si possono definire autentici pacifisti. Gesù Cristo, che invitava a porgere l’altra guancia, Gandhi, non violento fino ad una immeritata fine violenta, e pochi altri che lucidamente, senza alcuna esitazione, hanno sempre diffuso un messaggio di amore spinto fino all’estremo di amare il nemico e non reagire neanche davanti al sacrificio della propria vita.
Al contrario, chi sfila in corteo ululando slogan pacifisti, chi occupa le strade, chi mette a sacco le città è semplicemente un violento che sostiene la sua causa con violenza: ammesso che la causa sia giusta, viene comunque sostenuta con varie forme di lotta e non con messaggi di pace.
Ripeto, non entro nel merito delle cause, non esprimo giudizi. Sostengo semplicemente che l’ingiustizia genera squilibri che inevitabilmente suscitano sentimenti di rivolta anche negli animi miti.
Pertanto, per ottenere la pace bisogna affermare la giustizia.



