giovedì 20 dicembre 2007

Leggere

"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma"
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

mercoledì 12 dicembre 2007

BLOCCO DEI TIR

"Non dubito delle buone ragioni degli autotrasportato- ri" scrive sul Corriere di oggi Beppe Severgnini. "Si tratta di un lavoro duro e necessario, con cui non si diventa ricchi. Chi lo svolge deve trovare anche nell'orgoglio di categoria la forza per reggere la solitudine, le lunghe ore, la fatica. Dubito però che queste buone ragioni siano sufficienti per bloccare un Paese sotto Natale. In questo modo, gli autotrasportatori non si limitano a ritirare qualcosa che gli appartiene - principio alla base del diritto di sciopero - ma dispongono di qualcosa che è di tutti. La libertà di circolazione, per esempio.
Non solo. Questo tipo di protesta - incoraggiata dalla mollezza del governo - sta prendendo piede. I taxisti hanno bloccato Roma, gli addetti al trasporto pubblico hanno messo a piedi l'Italia, i metronotte hanno marciato sul Parlamento (!), eccetera. Solo una domanda, tranquilla: qual è il confine? Se è solo una questione di forza, stiano attenti i sindacati. Oggi l'83% degli utenti di Corriere.it - di certo, non un covo d'estremisti o d'intolleranti - hanno votato "sì" alla domanda «E' giusto intervenire con decisione per rimuovere i blocchi stradali dei Tir?». L'irrilevanza dei sindacati - ormai un dato di fatto in mezzo mondo - passa anche di qui. Nel non capire dove sta il confine."

venerdì 7 dicembre 2007

PENA DI MORTE PER OMOSESSUALITA' IN IRAN

Makwan Moloudzadeh, curdo iraniano di 21 anni condannato a morte il 7 luglio scorso per il presunto stupro di un 13enne - avvenuto nel 1999, quando anche Moloudzadeh aveva 13 anni - è stato giustiziato nella prigione di Kermanshah, nell’ovest dell’Iran. Quella di Moloudzadeh, sottolinea Amnesty International, è stata la sesta esecuzione di un minorenne al momento del reato dall’inizio dell’anno in Iran.
Moloudzadeh era stato arrestato il primo ottobre 2006 a Paveh, nella provincia di Kermanshah. Dopo essere stato sottoposto a numerosi interrogatori, durante i quali aveva subito maltrattamenti, la Corte penale di Kermanshah lo ha processato e condannato a morte per «atti omosessuali».
«L’uso della pena di morte in Iran ha raggiunto livelli aberranti: tra le persone già messe a morte o a rischio di esecuzione quest’anno vi sono omosessuali, adulteri, prigionieri di coscienza, giornalisti. L’Iran è il paese che dal 1990 ha assassinato il maggior numero di minorenni all’epoca del reato, 28 in totale, in violazione del diritto internazionale che impedisce queste esecuzioni» dichiara Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty.
E un forte grido di denuncia arriva anche dal ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. «Apprendo con dolore e indignazione dell'esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e avuto rapporti sessuali con un ragazzo». Per il ministro si tratta di un «dramma assurdo che attiene al grande tema dei diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi».

lunedì 3 dicembre 2007

Il ROMPIPALLONE

"Dopo aver sciolto Forza Italia, Berlusconi ieri ha sciolto il Milan. Da oggi, per recuperare punti in classifica, la compagine rossonera si chiamerà Inter."

(Gene Gnocchi su La Gazzetta dello Sport del 3 dicembre 2007)

mercoledì 28 novembre 2007

TRASPARENZA FURIOSA?



Giungono notizie inquietanti sul regolare svolgimento dell'attività amministrativa nella casa comunale del nostro paese.
Mi astengo da qualsiasi commento ma vi invito a consultare glpress all'indirizzo http://www.glpress.it/html/modules.php?name=News&file=article&sid=8955
All'origine della (presunta) perdita di aplomb del sindaco ci sarebbe un'altra interrogazione, tendente a fare luce su una (sembra) poco edificante storia di speculazioni edilizie, che potrete leggere nel testo integrale sul blog della minoranza
Ripeto, non voglio commentare per non attizzare polemiche ma, se le cose stanno come affermano i consiglieri di minoranza, c'è di che preoccuparsi sullo stato della democrazia e sul rispetto delle regole nel nostro comune.

lunedì 12 novembre 2007

L'onere della prova



Un altro morto.
Il calcio, o meglio la violenza che l’accompagna e lo soffoca in un abbraccio ormai inestricabile, ha fatto un altro morto.
Questa volta il morto ci è scappato lontano dallo stadio, per mano di un agente di polizia, in circostanze ancora tutte da chiarire, ma è stato più che sufficiente a scatenare un pomeriggio di guerriglia nelle città sedi di incontri di campionato, con le tifoserie organizzate che hanno preso d’assalto e saccheggiato sedi istituzionali e delle forze dell’ordine.
Ancora una volta ci interroghiamo sulla logica di questo stato di cose.
I delinquenti (chiamati ultras con un ipocrita, politicamente corretto, eufemismo) sono noti, costituiscono bande organizzate, per il fatto stesso incorrono nel reato di associazione a delinquere eppure nessuno si preoccupa di individuarli e metterli in condizione di non nuocere.
Situazione questa frutto di una mentalità ipergarantista, figlia a sua volta della cultura marxista, che spersonalizza la responsabilità penale in presenza di azioni collettive spesso impropriamente derubricate ad effetti collaterali del disagio sociale.
Non servono leggi nuove: basta applicare quelle in vigore.
Ma soprattutto basta abbandonare questo farisaico atteggiamento di indulgenza verso il presunto povero che delinque e ripristinare, secondo logica, l’onere della prova a carico di chi scaglia la prima pietra piuttosto che porlo, come oggi avviene, a carico di chi cerca di difendersi.

domenica 28 ottobre 2007

LA JUVE E GLI ARBITRI

E' onesto ammetterlo: ieri sera, nella partita Napoli - Juventus, i due rigori, che hanno deciso la partita a favore del Napoli, non c'erano proprio.

Però, visti i precedenti, il presidente e gli altri dirigenti juventini farebbero bene a tacere. La loro squadra ha costruito almeno metà dei propri successi sportivi su regali arbitrali: se adesso restituisce qualcosa è sempre molto meno del maltolto!

domenica 21 ottobre 2007

FORMULA WRESTLING?

Kimi Raikkonen su Ferrari è il nuovo campione del mondo di Formula Uno e, da tifosi, non possiamo che esultarne.
Come in un film, la vittoria è giunta al termine di una improbabile rimonta, all'ultima gara di un campionato spettacolare e ricco di colpi di scena.
Come in un film, appunto. Ed allora proviamo a fare come Camilleri, a fantasticare un po' sui fatti conosciuti e costruirci sopra una sceneggiatura, così, giusto per divertirsi, perché la verità (ufficiale) naturalmente è un'altra.

La FIA accerta la responsabilità della McLaren nello spionaggio ai danni della Ferrari e la sanziona con giusta severità (perdita di tutti i punti in classifica ed una pesantissima multa) ma, inspiegabilmente, risparmia i piloti. Inspiegabilmente perché nell'automobilismo non si possono scindere le prestazioni del pilota da quelle della macchina e quindi Alonso e Hamilton hanno indubbiamente ottenuto anch'essi indebiti vantaggi dai segreti carpiti alla Ferrari.

Inspiegabilmente? Oppure, una spiegazione c'è ed è molto sottile? Vediamo.

Sanzionare, come era logico, i piloti McLaren avrebbe significato consegnare anche il titolo conduttori ad uno dei piloti Ferrari con diverse gare di anticipo. Il circo della Formula Uno ci avrebbe rimesso, con la caduta di interesse, un bel po' di quattrini.

Allora dalla mente di Mosley ed Ecclestone sarà uscito questo splendido compromesso: salviamo i piloti con l'impegno di Ron Dennis (e/o degli stessi piloti) che ... non vinceranno; giustizia sarà fatta e lo spettacolo è garantito.

Ron Dennis, ricordiamo, è ancora sotto scopa: la FIA ha lasciato chiaramente intendere che anche il 2008 era sub judice. Adesso che c'è stato il lieto fine il prossimo campionato si svolgerà senza strascichi ma, se il patron del team McLaren avesse barato di nuovo, la spada di Damocle sospesa sul suo capo si sarebbe abbattuta sul bersaglio con nuove sanzioni.

Così siamo contenti tutti: i tifosi Ferrari abbiamo la vittoria della Rossa con il suo pilota; Dennis potrà ricominciare senza altre preoccupazioni, cercando di vincere, si spera, onestamente; e quelli che muovono gli enormi interessi economici della Formula Uno possono continuare tranquillamente a contare i ricavi più floridi che mai.

giovedì 11 ottobre 2007

GLI "-ANI" PASSATI (E PRESENTI)

"Se c'è ancora qualcuno abbastanza insensato da sostenere la materia sottile e la materia scanalata, da dire che la terra è un sole scrostrato, che la luna è stata trascinata dal vortice della terra, che la materia sottile produce il peso, e tutte le altre opinioni romanzesche sostituite all'ignoranza degli Antichi, si dice: Quest'uomo è un Cartesiano. Se crede alle monadi, si dice: è Leibniziano; ma non si dirà di quello che conosce gli Elementi di Euclide, che è un Euclideo, né di quello che sa seguendo Galileo con quale legge i corpi cadono, che è un Galileiano. Così in Inghilterra quelli che hanno imparato il calcolo infinitesimale, che hanno fatto esperimenti con la luce, che hanno imparato le leggi della gravitazione, non sono chiamati Newtoniani: è un privilegio dell'errore il fatto di dare il proprio nome a una Setta."
(Voltaire)

giovedì 4 ottobre 2007

FIACCOLATA PER LA LIBERTA'

Invito i visitatori a collegarsi al sito liberaMENTEblog, con il seguente link http://www.liberamenteblog.com/?p=451 per aderire all'iniziativa ivi proposta a favore del popolo birmano.

domenica 30 settembre 2007

IL MITO DEL SESSANTOTTO

"Il sessantotto, pur avendo giocato un ruolo positivo nella rimozione di alcuni miti e pregiudizi culturali, ha anche avuto un profondo effetto negativo: ha oscurato la meritocrazia, anzi, le ha dichiarato guerra. L'ideologia egualitaria ha finito per cancellare lo strumento principale a disposizione dei meno abbienti per emergere: in questo il sessantotto ha gettato le basi per un sistema radicalmente di destra. Bandito il criterio del merito, i figli di notai, ingegneri, medici, avvocati e professori universitari sono diventati a loro volta notai, ingegneri, medici, avvocati e professori universitari. Più di quanto non accadesse prima del 1967! In Francia, un paese non certo di sinistra e baluardo (almeno fino a oggi) dell'antiamericanismo europeo, la meritocrazia nelle Grand écoles è rigidissima, e infatti tutto si può dire della Francia, tranne che non produca un'eccellente classe dirigente, andandola a scovare tra i meritevoli, indipendentemente dal censo."
Da A.Alesina, F.Giavazzi, "Il liberismo è di sinistra", Ed. Il Saggiatore

sabato 18 agosto 2007

LA REPUBBLICA DELLE BANANE



Cos'è rimasto dell'apparente trionfo della "rivoluzione dei giudici" che tante speranze aveva suscitato nella prima metà degli anni Novanta? L'illusione che nella cosiddetta "seconda Repubblica", nata sulle ceneri di un sistema politico consumato dalla corruzione, vi fosse una maggiore attenzione all'etica pubblica si è ben presto spenta. I partiti più direttamente coinvolti nelle inchieste giudiziarie sono scomparsi o hanno modificato denominazione e "ragione sociale", la classe politica si è in parte rinnovata e in larga misura riciclata, ma questi cambiamenti non hanno inciso sulle condizioni sociali ed istituzionali che rendono la corruzione una pratica comune e capillarmente diffusa in molti settori d'attività politico-amministrativa. Fra la seconda metà degli anni Novanta e la prima metà degli anni Duemila la rimozione del problema corruzione - ridotto a noticina nel programma elettorale - si presenta come una strategia vincente e bipartisan.
[...] L'abbassarsi dell'attenzione verso il tema della corruzione non sembra peraltro giustificato dalla fine dell'emergenza. [...] Le statistiche ufficiali, che pure mostrano soltanto la parte emersa del fenomeno, attestano che nel 2004 il numero delle persona denunciate per reati di corruzione equivale a circa il triplo rispetto alla media pre-1992, il numero di reati a oltre il doppio. Secondo un sondaggio curato dall'organizzazione non governativa Transparency International (2005), il livello di corruzione negli ultimi tre anni per il 50% degli intervistati è cresciuto, mentre per il 38% è rimasto invariato.
Queste aspettative pessimistiche trovano piena conferma nell'indice di percezione della diffusione della corruzione, elaborato sulla base di sondaggi presso operatori economici, imprenditori, giornalisti, esperti. Dal 1995, quando è stato predisposto per la prima volta, l'Italia si colloca stabilmente e con ampio distacco al primo posto fra i principali paesi occidentali. [...] In una classifica che vede i paesi scandinavi ai primi posti per l'assenza di corruzione, l'Italia precipita dal 35° posto del 2003 al 45° posto del 2006.
L'Italia costituisce dunque un caso anomalo nel panorama delle grandi democrazie occidentali, con un tasso di percezione della corruzione superiore a quello di Malaysia, Giordania, Bahrein, Estonia, Taiwan, Botswana. Nel quadro dell'Unione Europea solo l'allargamento a 27 paesi fa sì che diversi fra i nuovi entrati - tra cui Romania, Polonia, Bulgaria, Slovacchia, Lettonia e Repubblica Ceca - tolgano all'Italia il primato di paese più corrotto.
[...] Da tempo in Italia il problema della corruzione non è più all'ordine del giorno. La spinta propulsiva delle inchieste giudiziarie, dopo gli anni ruggenti di mani pulite, si è progressivamente esaurita, lasciando dietro di sé un'eredità contraddittoria. Da un lato vi sono l'accresciuta sfiducia e la diffidenza generalizzata nei confronti della classe politica e dell'ingerenza dei partiti nella cosa pubblica, dall'altro il sospetto di un utilizzo strumentale e politicamente orientato delle inchieste da parte della magistratura, alimentato da martellanti campagne mediatiche e, in ultima analisi, da un riaffermato - e condiviso con spirito bipartisan - principio del "primato della politica", cioè del potere ricevuto attraverso un'investitura elettorale, sugli altri poteri dello Stato.
[...] le cronache italiane degli ultimi anni continuano a restituire l'immagine di un paese nel quale è prassi corrente pagare tangenti o coltivare relazioni privilegiate non soltanto per aggiudicarsi appalti, ottenere licenze edilizie o realizzare ambiziose operazioni finanziarie, ma anche per superare esami universitari, indurre medici di famiglia a prescrivere farmaci ed esami inutili e primari ad acquistare valvole cardiache difettose, spingere gli arbitri a fischiare a favore di una squadra, persino partecipare al festival canoro nazionale. Sembrerebbe così smentita la contrapposizione fra una società politica corrotta e una società civile sana e onesta, avanzata negli anni di mani pulite ad alimentare illusorie speranze di palingenesi purificatrici dell'azione di governo. Al contrario, il sistema della corruzione [...] ha dimostrato la propria capacità di radicamento nella società civile.
[...] Molte ricerche sul caso italiano segnalano l'anomalia di un paese liberal-democratico industrializzato che presenta livelli di corruzione paragonabili a quelli dei paesi in via di sviluppo, un paese nel quale l'illegalità politico-amministrativa deborda dai suoi livelli fisiologici permeando qualsiasi ambito di azione pubblica, i mercati economici e finanziari, la società civile.
[...] In un paese vi sono alte barriere "morali" alla corruzione quando tali condotte si associano alla violazione di valori diffusi e interiormente assimilati, connessi alla funzione pubblica o imprenditoriale, capaci di suscitare sia un personale senso di colpa, sia la riprovazione degli altri. Questo insieme di valori si traduce infatti in convinzioni interiorizzate e norme sociali, come lo spirito di corpo, il "senso dello Stato" degli agenti pubblici o il "senso civico" dei cittadini, che li inducono ad attribuire un disvalore alle attività illegali in quanto tali. Il costo morale della corruzione tende così a crescere in presenza di sistemi di valori che sostengano il rispetto della legge e dei principi dello Stato di diritto. Se i criteri di riconoscimento morale della cerchia sociale cui l'individuo appartiene sono analoghi a quelli che sostengono l'autorità pubblica, l'eventuale uscita da queste cerchie, conseguente al coinvolgimento nella corruzione, risulterà molto costosa. Al contrario, si può prevedere che la corruzione sia favorita dall'ingresso nel sistema politico di nuovi attori, con un ridotto capitale iniziale di risorse (in termini monetari, di capacità intellettuali, di prestigio) e un debole riconoscimento sociale dei criteri morali positivi dell'osservanza della legge.
[...] il costo [della corruzione ...] viene pagato dalla collettività e dagli stessi imprenditori, che si scoprono non soltanto impoveriti, ma anche costretti a vivere e lavorare in un ambiente nel quale non esistono diritti garantiti da un potere pubblico trasparente ed imparziale, ma solo merci scambiate in un mercato opaco, dai confini incerti e nebulosi, fondato su contatti personali: il mercato della corruzione.
Merci di scambio diventano infatti le decisioni dell'autorità, il tempo di risposta degli apparati pubblici, la carriera nelle burocrazie e nelle imprese su cui i corrotti esercitano la loro influenza, la stessa protezione dei diritti individuali. Un sistema di questo tipo conduce alla sistematica restrizione dei meccanismi concorrenziali fondati sul merito e distorce le informazioni su cui i cittadini basano le loro scelte nei mercati economici e nel sistema politico, portandoli ad investire nell'acquisizione di conoscenze e abilità che li avvantaggino nelle "relazioni personali" con gli amministratori pubblici. Non è una sorpresa allora che tra i paesi industrializzati l'Italia occupi le posizioni di coda tanto nelle classifiche sulla competitività del sistema economico quanto in quelle sulla diffusione della corruzione.

(Tratto da "Mani impunite" di D. della Porta e A. Vannucci - Editori Laterza - 2007)

giovedì 16 agosto 2007

L'ingegnere

L'ingegnere è un tale:
  • per cui due per due fa circa quattro;
  • che costruisce edifici solidi che dopo anni e anni resistono all'incuria degli uomini, alle forze della natura ed ad ogni altra avversità: ma lui non sa esattamente perché;
  • che costruisce aerei che volano senza cadere e navi che solcano i mari ed affrontano immani tempeste senza affondare: ma lui, come sopra, non sa esattemente perché;
  • che gli stolti ritengono superfluo ma che dall'alba dei tempi è indispensabile al progresso dell'uomo: ma lui, ancora una volta, non sa esattamente perché.

Se pensate che un ingegnere è uno che ha preso una laurea e superato un esame per iscriversi ad un albo ufficiale sbagliate: il mondo è pieno di individui con queste proprietà che non sono ingegneri e di altri che ingegneri lo sono ma non hanno mai preso una laurea!

mercoledì 8 agosto 2007

venerdì 27 luglio 2007

Perdite di tempo

E' INCREDIBILE LA QUANTITA' DI TEMPO
CHE SI PERDE PER COLPA DI COLORO CHE SI LANCIANO IN UNA IMPRESA SENZA
LA NECESSARIA PIANIFICAZIONE PERCHE' LA RITENGONO UNA PERDITA DI TEMPO

lunedì 23 luglio 2007

Politica e zootecnia


Così Severgnini sul Corriere di oggi.

Ma siamo sicuri che Calderoli sia l’unico parlamentare a dover seguire, per il bene suo e della patria, questo sano consiglio? Temo, invece, che sia in buona compagnia!


Pane al pane e vino al vino


venerdì 20 luglio 2007

Il metodo per riconoscere le persone geniali

(Dal Corriere della Sera di lunedì 16, di F. Alberoni)

Gli scienziati, gli artisti, i leader veramente grandi, di fronte a una situazione complessa, hanno la capacità di intuire subito l’essenza del problema, il punto chiave in cui si deve agire. Gli altri invece si perdono in mille particolari privi di importanza. Prendete il caso di Marconi. Si sapeva che una bobina percorsa da corrente emette onde hertziane. Lui ne ha aggiunta un’altra che le riceve, vi ha applicato una membrana telefonica ed ha creato la radio. Elementare. Come è stata elementare la vittoria di Napoleone giovanissimo a Tolone: piazzati i cannoni nell’unico punto che bloccava il porto, le navi inglesi hanno dovuto scappare.
Le persone geniali di solito assomigliano ai felini: sembrano distratte, in realtà osservano tutto, ascoltano tutto poi, con un balzo, afferrano l’idea chiave che serve loro. Fleming ha visto che nei terreni di cultura coperti di muffa morivano tutti i microbi ed ha capito che le muffe contenevano qualcosa che li uccideva: la penicillina. Vi sono invece persone che non guardano, non vedono, non ascoltano ciò che succede attorno a loro e se lo fanno non capiscono cosa è importante e cosa non conta nulla.
Molti economisti, nel dopoguerra, erano convinti che lo sviluppo economico dovesse avvenire come in Urss, prima l’agricoltura, poi la siderurgia e solo da ultimo i beni di consumo come l’abbigliamento e la televisione. E così frenavano proprio quei settori che, sotto i loro occhi, stavano realizzando il miracolo economico italiano. Ma sarà capitato a tutti voi di avere un capufficio, un dirigente, un socio d’affari totalmente privo di fantasia, che si perde nei particolari e non vede le opportunità che gli passano sotto il naso. E se voi gliele mostrate si intestardisce, non vi ascolta e si lascia regolarmente scappare l’affare.
Quando dovete giudicare una persona di cui vi hanno detto che ha molto talento, quando dovete scegliere un alto dirigente, quando dovete nominare un capo vi consiglio un metodo. Fatelo partecipare alle vostre attività concrete, lasciatelo ascoltare liberamente, fate che conosca le scelte che dovete compiere. Poi, improvvisamente, ditegli: «Hai due minuti di tempo? Dimmi se devo fare questo o quello, se devo dire di sì o di no». Se sbaglia, o vi fa lunghi discorsi fumosi, o prende tempo, lasciatelo perdere. Se identifica il punto essenziale, sottoponetelo ancora due o tre volte ad altre prove inattese di questo genere. E, se le supera, scegliete lui.

Aggiungo a titolo personale che le persone geniali sono sempre pronte a separare le variabili di un problema.
Al contrario dei mediocri, che di fronte ad un caso complesso spesso si impantanano in un circolo vizioso di tentate soluzioni parziali e non esaustive, le persone geniali applicano quasi istintivamente questa sorta di "divide et impera" algebrico anche alla vita quotidiana.
E con una ordinata successione di passaggi che spezzettano il problema complesso in tanti singoli problemi semplici risolvono anche ciò che alla maggioranza dei loro simili appare come un rompicapo impenetrabile.

domenica 15 luglio 2007

I Contrari

Vi propongo una simpatica riflessione su alcuni termini del nostro vocabolario o meglio sui rispettivi contrari...

Il contrario di Melodia?
Selotenga.

Il contrario di Succursale?
Giù cor pepe.

Il contrario di Sali e Tabacchi?
Scendi e te diverti.

Il contrario di Trascendentale?
Risalentizio.

Il contrario di Primavera?
Ultimafalsa.

Il contrario di Accumulatori?
Sparpagliavacche.

Il contrario di Otorinolaringoiatra?
Opalermolarisputata.

Il contrario di Fuorilegge?
Dentroscrive.

Ed infine:

Il contrario di Accentrato?
Starski e' uscito.

giovedì 12 luglio 2007

VA' DOVE TI PORTA IL CUORE

VA' DOVE TI PORTA IL CUORE
MA RICORDA CHE IL CUORE
SEGUE STRADE TORTUOSE
E NELLE CURVE E' MEGLIO
USARE IL CERVELLO.

domenica 8 luglio 2007

Grazie, Roger!


Roger Federer ha vinto per la quinta volta consecutiva il torneo di Wimbleton. Eguaglia il record di Borg, si conferma migliore tennista in attività ed uno dei più grandi campioni di tutti i tempi ma, soprattutto, ha il merito di aver evitato, battendo Nadal, la profanazione del tempio del tennis mondiale.
Rafael Nadal quanto a risultati è sicuramente un campione di grande classe ma, come molti suoi colleghi, gioca un tennis decisamente brutto e noioso, basato tutto su una grande prestanza fisica, sulla potenza dei colpi e sulla velocità dello scatto, che gli permette recuperi impossibili.
Con queste qualità si è issato al secondo posto della classifica mondiale e con un po' di fortuna anche quest'anno è approdato alla finale di Wimbleton, ove ci è voluto un grandissimo Federer per piegarne l'ostinata resistenza al quinto set. Se lo svizzero non ci fosse riuscito, la vittoria di uno come Nadal, che va a rete e fa una volèe solo se gli puntano una pistola alla schiena, agli occhi di chi ama questo splendido sport per l'eleganza dei movimenti e la sapienza tattica dei veri campioni, avrebbe assunto i contorni di un'autentica profanazione. Per fortuna ciò non è avvenuto e possiamo invitare Nadal, dopo l'illusione di poter toccare il cielo, a tornare sulla terra, il solo campo che gli si addice.

La casta ha vinto

Riporto testualmente dall’articolo di Beppe Severgnini “Applausi alla Casta : la nostra apatia le ha dato la vittoria.”

La Casta ha vinto, e merita un applauso. Tutti in piedi, signori!Abbiamo di fronte dei fuoriclasse. Hanno reso la politica così nauseante da uccidere il (poco) senso civico che ancora alloggiava nella coscienza degli italiani. A suo modo, è un capolavoro. Certo: trovar rifugio in una fazione, e insultare l’altra fazione, ci piace ancora. Ma questo, con la democrazia, non c’entra.
La prova è la difficoltà imbarazzante nel raccogliere 500.000 firme per il referendum elettorale. E’ vero che i media di governo e d’opposizione ne parlano poco: esistono però i giornali indipendenti, le radio, internet, il cellulare, le piazze, il passaparola. Ma la parola non passa, perché siamo apatici, disinteressati, sfiduciati. Per usare un termine tecnico: non ce ne frega niente. Trovare un buon posto per le vacanze: questo sì è un obiettivo che scalda i cuori.
Non importa che il referendum sia l’UNICO mezzo a disposizione per cancellare una legge elettorale vergognosa, che costringe all’eterno pareggio; per abolire le attuali coalizioni, dove ogni partitello ha potere di ricatto; per impedire che i candidati vengano nominati dai partiti (spesso tra adulatori, camerieri e cortigiane). Qual è il problema? Che per agire, bisogna indignarsi. E per indignarsi, occorre capire. E per capire, è necessario un minimo di attenzione. Solo così si trovano le energie per uscire di casa e firmare.
L’accidia democratica non è solo italiana. Tutte le grandi democrazie soffrono della sindrome della pancia piena. La differenza è che la classe politica, altrove, è meno famelica, meno incosciente, meno spudorata. La Casta in Italia può fare, disfare, abusare, spendere, ridere e deriderci (in periferia come al centro); in Germania, in Francia o negli USA deve stare più attenta. Ma può fare ciò che vuole in quasi tutto l’Occidente.
Lo prova un bel libro di Kamran Nazeer, “Send in the idiots” (in Italia, “La scuola degli idioti”, Rizzoli). L’autore spiega cos’è accaduto con l’Atto per la libertà di informazione che, dall’inizio del 2005, consente a qualsiasi cittadino del Regno Unito di richiedere qualunque informazione a qualunque pubblica autorità: enti governativi locali e centrali, scuole, unità sanitarie, forze di polizia e molti archivi (noi ce la sogniamo, una norma del genere!). La maggior parte delle richieste è gratis, e tutte si possono fare per email.
I civilissimi britannici si sono buttati a chiedere informazioni su costi, spese, sprechi? Manco per sogno. Solo il 20% è al corrente della possibilità, e solo il 6% ha usufruito del servizio. Altre nazioni hanno da tempo il diritto di libero accesso alle informazioni: le loro esperienze sono simili. Solo il 5% dei cittadini australiani ha fatto una domanda. Il 62% delle pubbliche autorità in Canada non ha mai ricevuto una richiesta. In sostanza: esiste un’opportunità percambiare, ma i cittadini non sono interessati.
Riassunto, amaro: la gente è contenta che a occuparsi della politica sia una classe di professionisti. Questi, che non sono stupidi, ne approfittano. Anche negli Usa è successo, e le ultime campagne elettorali lo dimostrano. “La gente - scrive Nazeer - vuole eleggere qualcuno che condivida i suoi punti di vista, che trovi una soluzione alle sue paure. Non vuole addentrarsi nel dibattito”. Non vuole sentirsi dire che una situazione è complicata: il solo pensiero irrita e affatica.

domenica 17 giugno 2007

A proposito di pluralismo

LA VERITA' NON E' LA MEDIA DI BUGIE CONTRAPPOSTE,
E' IL SEMPLICE, BANALE RISPETTO DEI FATTI

martedì 12 giugno 2007

Giocando a golf


(da "La Settimana Enigmistica" n° 3924 del 09 giugno 2007)




lunedì 11 giugno 2007

Decadenza

Potremo nascondere la testa sotto la sabbia ma il dato di fatto è lì nella sua impietosa evidenza: siamo un paese in piena decadenza e, di conseguenza, un popolo condannato all’estinzione.
I sintomi ci sono tutti.
Una classe politica sempre più avulsa dal contesto sociale, lontana anni luce dal “paese reale”, cristallizzata in casta arrogante e gelosa dei propri privilegi.
Nello stesso tempo, un “paese reale” che critica tale stato di cose ma si guarda bene dal volerle cambiare perché, chi più chi meno, vive sull’”indotto”, sulle ricadute del malgoverno e ci si accontenta.
Centinaia di corporazioni arroccate caparbiamente in difesa dei loro oligopoli.
Cittadini che (a chiacchiere) auspicano riforme serie, strutturali, ma che nella realtà puntano semplicemente ad acquisire per sé quei privilegi che oggi sono di altri, mantenendone inalterato il sistema: cambiare tutto perché tutto resti come prima o, meglio, cambiare i suonatori per eseguire la stessa musica.
Una società così composta è destinata al collasso: non è catastrofismo, è pura, spassionata analisi della realtà confrontata con scenari simili che abbondano nella storia.
Non avremo alcuna speranza di riformare il sistema sociale, politico, giudiziario se prima non cominciamo a riformare noi stessi.

martedì 29 maggio 2007

Interismi

Dedicato ad un caro amico

L'avevo detto e scritto: dopo Interismi (2002) e Altri interismi (2003), sarei tornato sull'argomento solo se avessimo vinto lo scudetto sul campo (l'altro, sia chiaro, è gradito: ma, per il patto col destino, non conta). Ora lo scudetto è arrivato. Il quindicesimo. Magnifico, in quanto lungamente atteso. E strameritato: l'ammettono perfino gli avversari, compresi gli juventini che capiscono di calcio (qualcuno ce n'è), felici di essere rimasti a distanza di sicurezza dallo schiacciasassi neroazzurro. I cugini rossoneri hanno voluto osare, e sappiamo com'è andata. Sono orgoglioso di Interismi e Altri interismi. Senza quei due libri, Tripli interismi! non l'avrei scritto. Mi sarebbe sembrato di saltare sul carro del vincitore (sport molto italiano). Invece quel carro ho dovuto spingerlo, in questi anni, insieme a voi. Adesso abbiamo il diritto di festeggiare. Se l'Inter è una forma di allenamento alla vita, siamo allenatissimi: salteremo di gioia senza stancarci. Cos'altro dire? Cinque anni dopo, il cerchio si chiude. Come si chiude questa trilogia neroazzurra: non ci sarà un altro Interismi. L'Inter è un amore difficile, non un prodotto in serie. Un abbraccio, dunque, e complimenti a tutti: ce l'abbiamo fatta. Speriamo che la nostra squadra, e il calcio tutto, usino la testa, e siano sempre all'altezza del nostro cuore. (Beppe Severgnini)

Sviluppo (o inviluppo?)


Questo era il centro urbano di Brolo non più di un paio di anni fa.
L'immensa distesa di giardini, che un tempo non lontano circondava il Castello, la Nazionale, via Libertà, già era stata visibilmente intaccata ma ne resistevano ampie zone.
Adesso buona parte del verde che si vede nella foto non esiste più, inghiottito dalla speculazione edilizia, e sento parlare di revisioni del PRG per reperire ancora aree edificabili.
Siamo certi che il paese ha bisogno di queste aree o ne ha bisogno qualcuno in particolare?

domenica 27 maggio 2007

Tiranni antichi e moderni

Spesso ci si chiede perché uomini di indubbio valore finiscono per circondarsi di personaggi di infimo ordine. Il fenomeno non è recente e la spiegazione altrettanto antica la dobbiamo a Senofonte.
Non meno dei privati il tiranno conosce i valenti, i sapienti, i giusti; ma invece di ammirarli li teme: i valorosi, perché potrebbero tentare qualche audace azione per amore della libertà; i sapienti, perché potrebbero ordire qualche macchinazione allo stesso scopo; i giusti, perché la moltitudine potrebbe desiderare di essere governata da questi. Quando, per paura, abbia tolto di mezzo siffatte persone, di chi altri potrebbe servirsi se non di individui iniqui, dissoluti e servili?

Citazioni sciolte

Quando tutto ciò che è mediocre diventa eccellente, l'eccellenza diventa mediocrità (James Wee)

In ogni conflitto tra potere e pazienza punta sulla pazienza (W.B.Prescott)

Il naufragio peggiore è quello di chi non ha nemmeno lasciato il porto (Amir Klink)

La tua peggiore umiliazione è soltanto l'effimero spasso di qualcun altro (Karen Crockett)

La solitudine non è quando nessuno viene a farti visita, è quando tu non hai nessuno da visitare (anonimo)

Il nostro più temibile nemico è un ex amico, perché conosce le nostre debolezze (Fernando Guimaraes)

Eredità abusive

De Gasperi non si riconoscerebbe padre di nessuno di coloro che da destra e da sinistra si autoproclamano suoi figli e che invece sono i figli del partito che lo tradì.
Il giorno del suo funerale lassù, tra i monti, un italiano qualunque si staccò dalla piccola folla che faceva ala al feretro e, ai notabili del partito che ne tenevano i cordoni, gridò: "Giù le mani da quella bara! De Gasperi appartiene a noi italiani."
A distanza di quarantuno anni ci permettiamo di fare nostro quel grido.

(Pubblicato da Indro Montanelli sul Corriere della Sera del 23 Agosto 1995 e, ahimè, sempre più attuale)

Aiuto ... a colpo sicuro

Quello di accorrere in aiuto del vincitore e mettersi al suo servizio è stato, per secoli, lo sport preferito dal nostro popolo. E lo è ancora!
(Roberto Gervaso)

lunedì 21 maggio 2007

Paura di morire

Non ho paura della morte, né del quando dovrò morire: mi inquieta molto di più il come.

Solidarietà costruttiva

Pochi ricordano questa bellissima massima di Confucio:
Se regali un pesce ad un affamato l’avrai sfamato per un giorno; se gli insegni a pescare l’avrai sfamato per tutta la vita

sabato 12 maggio 2007

Cavalli e ... asini

Tra le tante stravaganze attribuite al folle imperatore Caligola, si riporta anche l'aver fatto nominare senatore il suo cavallo Incitato: nulla, a confronto di ciò che avviene in questo cupo crepuscolo della civiltà. Infatti il nobile animale si limitava a partecipare passivamente alle sedute del Senato, senza alcuna pretesa di prendere la parola e, men che meno, di occuparsi della pubblica istruzione!

domenica 29 aprile 2007

Pensiero e azione

Molti agiscono senza pensare; altrettanti pensano senza agire; alcuni pensano dopo aver agito, spesso per pentirsi senza fare tesoro dell’esperienza.
Per fortuna sopravvive un’esigua minoranza (ahimé in via d’estinzione) che ancora riesce prima a pensare e quindi agire.

Paura di volare

Non ho paura di volare, ho paura di quelli che hanno paura di volare.
Infatti, se per volare intendiamo viaggiare in aereo, quelli che hanno paura di farlo non si dimostrano molto razionali; ma se nel verbo “volare” vi leggiamo anche una allegoria della vita, allora quelli che ne hanno paura fanno veramente paura, perché non sono capaci di sognare!

Giustizia madre della pace

Non c’è pace senza giustizia.
Sembra ovvio ma, a giudicare dai movimenti di opinione proliferati nell’ultimo secolo, questa ovvietà l’hanno colta in pochi.
Mai come nel XX secolo, particolarmente nella sua seconda metà, dopo le inutili stragi delle due guerre mondiali, si è parlato tanto di pace; nello stesso tempo però ben poche sono state le azioni concrete, idonee a conseguire l’auspicato obiettivo di una pace stabile, duratura e diffusa.
Perché molti hanno chiesto pace ma pochissimi si sono preoccupati di crearne i presupposti.
L’abuso delle rivendicazioni velleitarie, utopistiche, astratte, sembra una delle calamità del nostro tempo.
Sorvoliamo sui professionisti del pacifismo, tanto pacifici da mettere a ferro e fuoco le città che hanno la sventura di ospitare le loro manifestazioni.
Ciò che deve preoccupare è il supino appiattimento di ampie fasce dell’opinione pubblica, del ceto produttivo, degli intellettuali e degli uomini di cultura in genere su alcuni luoghi comuni, che hanno finito per cristallizzarsi nel mito del “politicamente corretto”.
In ossequio a questo dilagante malcostume, si assiste a vere e proprie perdite del più comune raziocinio, per cui le stesse azioni assumono valenza totalmente diversa a seconda di chi ne sia l’autore.
Così abbiamo assistito a continue, martellanti manifestazioni di protesta per gli interventi armati degli U.S.A. ma nessuno è andato sotto le finestre dell’ambasciata dell’allora U.R.S.S. per stigmatizzare l’invasione dell’Afganistan. Gli Ebrei sono vittime dell’olocausto nazista ma, a loro volta, sono equiparati ai nazisti se reagiscono contro il terrorismo islamico, terrorismo talora promosso a resistenza partigiana anche in certe stupefacenti sentenze.
In proposito (scusatemi, mi capita e spesso mi capiterà di aprire parentesi) mi sono sempre chiesto come qualche giudice milanese avrebbe classificato ipotetici gruppi armati di ispirazione nazi-fascista che fossero rimasti attivi nell’Italia occupata dagli alleati alla fine della II Guerra mondiale.
Insomma pochissimi si possono definire autentici pacifisti. Gesù Cristo, che invitava a porgere l’altra guancia, Gandhi, non violento fino ad una immeritata fine violenta, e pochi altri che lucidamente, senza alcuna esitazione, hanno sempre diffuso un messaggio di amore spinto fino all’estremo di amare il nemico e non reagire neanche davanti al sacrificio della propria vita.
Al contrario, chi sfila in corteo ululando slogan pacifisti, chi occupa le strade, chi mette a sacco le città è semplicemente un violento che sostiene la sua causa con violenza: ammesso che la causa sia giusta, viene comunque sostenuta con varie forme di lotta e non con messaggi di pace.
Ripeto, non entro nel merito delle cause, non esprimo giudizi. Sostengo semplicemente che l’ingiustizia genera squilibri che inevitabilmente suscitano sentimenti di rivolta anche negli animi miti.
Pertanto, per ottenere la pace bisogna affermare la giustizia.